Immagine ingrandita
Giovanni Stanchi
Vaso con fiori di rosa, giunchiglie e tulipani
Olio su ardesia, cm 27x33
Collezione privata

Opera successiva
Up
Down

FIORI (testo esteso)
Fiasche, brocche, coppe, bicchieri e soprattutto vasi di ogni genere. E poi ancora composizioni, mazzi, ghirlande, corone, trionfi, centritavola e alzate. I fiori dominano la scena della natura morta barocca, imponendosi come il soggetto prediletto dal mercato artistico. Fin dagli esordi del genere, essi occupano un ruolo di assoluta rilevanza, ma spesso sono caricati di riferimenti simbolici e di richiami morali: il fiore reciso, in generale, allude alla caducità della bellezza; ogni singola specie ha un suo proprio significato allegorico all'interno di un denso 'linguaggio floreale'; nelle composizioni più complesse, l'allusione alle diverse stagioni o alla coltivazione di esemplari rarissimi è spesso palese. Tuttavia, la fortuna dei soggetti floreali nella pittura barocca va oltre il pur notevole orizzonte dell'allegoria: ne è un esempio il lapsus in cui incorre persino un grande conoscitore e collezionista di nature morte, il cardinale Federico Borromeo, che parlando della canestra 'di frutta' del Caravaggio la cita come un dipinto 'in cui spuntano i fiori'. Come negli altri soggetti in cui si articola la natura morta, anche nel campo dei fiori si annoverano alcuni specialisti, come il romano Mario Nuzzi, soprannominato appunto 'Mario dei Fiori' (nipote di Tommaso Salini), il fiorentino Andrea Scacciati a cui si affianca Bartolomeo Bimbi, il napoletano Andrea Belvedere, la lombarda Margherita Caffi.