FIORI (testo
esteso)
Fiasche, brocche, coppe, bicchieri e soprattutto vasi di
ogni genere. E poi ancora composizioni, mazzi, ghirlande, corone, trionfi,
centritavola e alzate. I fiori dominano la scena della natura morta barocca,
imponendosi come il soggetto prediletto dal mercato artistico. Fin dagli
esordi del genere, essi occupano un ruolo di assoluta rilevanza, ma spesso
sono caricati di riferimenti simbolici e di richiami morali: il fiore reciso,
in generale, allude alla caducità della bellezza; ogni singola specie ha
un suo proprio significato allegorico all'interno di un denso 'linguaggio
floreale'; nelle composizioni più complesse, l'allusione alle diverse stagioni
o alla coltivazione di esemplari rarissimi è spesso palese. Tuttavia, la
fortuna dei soggetti floreali nella pittura barocca va oltre il pur notevole
orizzonte dell'allegoria: ne è un esempio il lapsus in cui incorre persino
un grande conoscitore e collezionista di nature morte, il cardinale Federico
Borromeo, che parlando della canestra 'di frutta' del Caravaggio la cita
come un dipinto 'in cui spuntano i fiori'. Come negli altri soggetti in
cui si articola la natura morta, anche nel campo dei fiori si annoverano
alcuni specialisti, come il romano Mario Nuzzi, soprannominato appunto 'Mario
dei Fiori' (nipote di Tommaso Salini), il fiorentino Andrea Scacciati a
cui si affianca Bartolomeo Bimbi, il napoletano Andrea Belvedere, la lombarda
Margherita Caffi.