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I PRECEDENTI (testo esteso )
Nella pratica dei pittori, nel gusto dei collezionisti e nella consapevolezza dei trattatisti, la natura morta si configura come genere autonomo verso la fine del Rinascimento: la precisa definizione è avvenuta molto più tardi, come conferma la netta separazione nei termini e nel significato tra l'Europa mediterranea e cattolica (dove si adottano, tradotte nelle diverse lingue, le parole 'natura morta') e l'area nordica e protestante, che preferisce utilizzare le varie derivazioni da 'still life'. Tuttavia, le sue origini figurative sono più antiche: dall'inizio e lungo tutto il Seicento gli artisti più colti hanno volentieri rievocato i precedenti archeologici, noti attraverso gli esempi superstiti di mosaici e di dipinti murali romani oppure attraverso le testimonianze letterarie. L'autorità dei 'classici' è stata anzi invocata per sottolineare la dignità di un genere che, fin dal tempo della sua nascita, deve continuamente contrastare i pregiudizi e la classificazione di 'minore'. Sottolineato il ruolo di Giotto e dei seguaci e di altri maestri toscani del Trecento per la rappresentazione spaziosa di ambienti in cui non compaiono figure e di interni caratterizzati dagli oggetti, la natura morta 'moderna' trova un preciso campo di sperimentazione nelle tarsie lignee quattrocentesche. Ambito prediletto per le stupefacenti esercitazioni dei pionieri della prospettiva, i pannelli lignei simulano frequentemente ante di armadi e scansie in cui sono collocati gli oggetti più diversi, anticipando soluzioni e soggetti che verranno adottati nel Seicento.

Immagine ingrandita
Ramo con pesche e vaso di vetro; frutta, monete e vaso; ramo con pesche, 45-49 d.C.
da Ercolano, Casa dei Cervi, IV stile
Intonaco dipinto, cm 33x119
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

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