GLI INIZI NELL'ETA' SETTENTRIONALE
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esteso)
Nel campo della pittura cinquecentesca, mentre in varie parti
d'Europa si sviluppa il gusto prezioso del manierismo, i maestri più attenti
al dato 'naturale' sono soprattutto i pittori attivi nelle Fiandre (in particolare
ad Anversa) e in Italia settentrionale. Queste due grandi aree - peraltro
in reciproco e intenso contatto - si dividono il 'primato' nella nascita
della natura morta. Durante la seconda metà del Cinquecento l'evoluzione
riguarda soprattutto la Lombardia e Bologna, seguendo due linee culturali
ben distinte. A Bologna, grazie alla figura dello scienziato Ulisse Aldrovandi
e dei suoi rapporti con la corte fiorentina dei Medici e con Jacopo Ligozzi
che vi era attivo, si sviluppa l'immagine naturalistica, il più possibile
aderente al vero, con intenti di classificazione e di studio. La rappresentazione
di 'naturalia' si presenta a Cremona e a Bologna in soggetti come le venditrici
di frutta e di animali di Vincenzo Campi e le pollarole e i pescivendoli
di Bartolomeo Passerotti. In Lombardia vengono ripresi e adattati ai tempi
nuovi alcuni spunti leonardeschi: fiori, frutti, oggetti inanimati sono
interpretati in una chiave di intensa dignità, non solo come prova di abilità
nel contraffare la natura, e oggetto di ricerche ottiche, ma anche come
portatori di densi significati allegorici, simbolici o morali. In questo
nuovo senso si può leggere la progressione contenutistica e formale che
parte dagli artisti legati alla corte di Rodolfo II (Arcimboldo, Figino)
e si prolunga nelle concentrate rappresenrazioni di fruttierenei primi decenni
del Seicento con Fede Galizia e Panfilo Nuvolone. Nel pieno Seicento, inoltre,
la pittura lombarda si arricchisce di un altro straordinario specialista
di nature morte, il bergamasco Evaristo Baschenis, celebre soprattutto per
le composizioni con strumenti musicali.