LA NATURA MORTA A NAPOLI
(testo
esteso)
Nella lunga e ricca stagione barocca della scuola napoletana
la pittura di natura morta occupa un posto di assoluto rilievo. Tra i molteplici
fattori che ne hanno favorito lo sviluppo va prima di tutto ricordato il
diretto influsso esercitato dalla presenza del Caravaggio, interpretato
sulla scena artistica partenopea in chiave intensamente naturalistica e
con profondità morale a partire da rappresentanti decisivi quali Battistello
Caracciolo e Jusepe de Ribera. Importanti sono inoltre il costante rapporto
politico e culturale con la Spagna (alla fine del Cinquecento, Toledo va
considerata, insieme ad Anversa e all'area norditaliana, il terzo polo propulsivo
all'origine della natura morta) e la presenza di un vasto mercato artistico
locale, non limitato all'aristocrazia. In questo fertile contesto emerge
la figura di Luca Forte, da considerarsi il primo grande specialista di
nature morte nella scuola napoletana. A partire dagli anni Trenta del Seicento
il filone si sviluppa attraverso personalità ben definite, come Paolo Porpora,
Giovan Battista e Giuseppe Recco e Giovan Battista e Giuseppe Ruoppolo,
ai quali si affiancano occasionalmente anche le opere di pittori di figura,
come Salvator Rosa. Elemento caratteristico della natura morta napoletana
del Seicento è l'intensità e la fedeltà delle rappresentazioni di fiori,
pesci e frutti e l'esuberanza con cui è esaltata la natura. Nel corso del
Settecento l'emozionante intensità delle nature morte di lontana ma pur
sempre riconoscibile matrice caravaggesca lascerà progressivamente il posto
a scenari più luminosi e aperti.