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Luca Forte
Natura morta di frutti e fiori
Olio su tela, cm 64 x 78
Marano di Castenaso, collezione Molinari Pradelli

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LA NATURA MORTA A NAPOLI (testo esteso)
Nella lunga e ricca stagione barocca della scuola napoletana la pittura di natura morta occupa un posto di assoluto rilievo. Tra i molteplici fattori che ne hanno favorito lo sviluppo va prima di tutto ricordato il diretto influsso esercitato dalla presenza del Caravaggio, interpretato sulla scena artistica partenopea in chiave intensamente naturalistica e con profondità morale a partire da rappresentanti decisivi quali Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera. Importanti sono inoltre il costante rapporto politico e culturale con la Spagna (alla fine del Cinquecento, Toledo va considerata, insieme ad Anversa e all'area norditaliana, il terzo polo propulsivo all'origine della natura morta) e la presenza di un vasto mercato artistico locale, non limitato all'aristocrazia. In questo fertile contesto emerge la figura di Luca Forte, da considerarsi il primo grande specialista di nature morte nella scuola napoletana. A partire dagli anni Trenta del Seicento il filone si sviluppa attraverso personalità ben definite, come Paolo Porpora, Giovan Battista e Giuseppe Recco e Giovan Battista e Giuseppe Ruoppolo, ai quali si affiancano occasionalmente anche le opere di pittori di figura, come Salvator Rosa. Elemento caratteristico della natura morta napoletana del Seicento è l'intensità e la fedeltà delle rappresentazioni di fiori, pesci e frutti e l'esuberanza con cui è esaltata la natura. Nel corso del Settecento l'emozionante intensità delle nature morte di lontana ma pur sempre riconoscibile matrice caravaggesca lascerà progressivamente il posto a scenari più luminosi e aperti.