ANIMALI

La passione aristocratica per la caccia può essere considerata una delle più importanti ragioni del successo di dipinti con animali morti o vivi nel corso del Seicento. A questa matrice 'sportiva' si deve aggiungere il valore allegorico attributo a molti animali, simboli di particolari virtù e propensioni o anche allusivi a sensi eccezionalmente sviluppati (la vista per gli uccelli, l'olfatto per i cani). La pittura di animali in azione può apparire quasi una contraddizione con l'accezione di natura 'morta', ma questo equivoco non fa che confermare la difficile e tardiva affermazione del termine. Si tratta in effetti di un genere di matrice dichiaratamente fiamminga: i prototipi vengono fissati da pittori fiamminghi e olandesi, molti dei quali attivi anche in Italia e ben rappresentati nelle collezioni aristocratiche di diverse città. Già prima del 1630 cominciano a registrarsi opere di animalisti italiani: è significativo che la prima diffusione di tali soggetti avvenga proprio a Genova, il contesto artistico più vicino ai modelli fiamminghi, grazie a maestri come lo Scorza, il Vassallo e il Castiglione (Il Grechetto), tutti specializzati anche nella raffigurazione di animali viventi: uccelli, animali da cortile e da fattoria, rettili, e anche belve feroci o esotiche. Generalmente circoscritto ai piccoli animali da cortile e specialmente ai pennuti è il repertorio dei fratelli veneziani Giovanni Agostino e Niccolò Cassana. La pittura di animali trova interessante applicazione nella pittura 'di genere' del Settecento lombardo, da Ceruti a Londonio.


...Indietro