LA NATURA MORTA BAROCCA
A ROMA (testo
esteso)
Poco prima della metà del Seicento, mentre si esaurisce la
generazione dei pittori caravaggeschi, si apre a Roma la stagione della
grande natura morta barocca. Il fenomeno, legato alle esigenze delle raccolte
principesche, è parallelo a quanto stava accadendo nel campo dell'affresco
monumentale, delle arti decorative e dell'architettura. Nascono così dipinti
fastosi, spesso di grandi dimensioni, in cui l'intensa ricerca luministica
e il naturalismo dei primi decenni lascia il posto a un'esplosiva ricchezza
di colori ed una sovrabbondanza di oggetti: frutti, scintillanti cristallerie,
meravigliosi tappeti orientali. Non infrequente è inoltre il caso della
collaborazione nella stessa opera tra uno specialista di nature morte e
un pittore di figura, specie nell'ambito di Pietro da Cortona e poi di Carlo
Maratta. In questo filone due pittori nati a Roma: Mario Nuzzi (Mario dei
Fiori) e Michelangelo Pace (Michelangelo di Campidoglio). A questi va affiancata
la bottega degli Stanchi. Si diffonde la moda delle ghirlande di fiori.
Svolgono un'intensa attività anche pittori di origine nordica, particolarmente
versati nella riproduzione di frutti e oggetti inanimati: il fiammingo Abraham
Brueghel, l'olandese Karel van Vogelaer, Werner Tamm. il tedesco Christian
Berentz, celebre soprattutto per la presenza nei suoi dipinti di fragili
e preziosi oggetti di cristallo. Il gusto per le fastose nature morte del
barocco romano tramonta poco prima della metà del Seicento, alle soglie
dell'Illuminismo.