Immagine ingrandita
Giovanni Stanchi
Natura morta di fiori e frutta
Olio su tela.
Collezione privata.

Opera successiva
Up
Down

LA NATURA MORTA BAROCCA A ROMA (testo esteso)
Poco prima della metà del Seicento, mentre si esaurisce la generazione dei pittori caravaggeschi, si apre a Roma la stagione della grande natura morta barocca. Il fenomeno, legato alle esigenze delle raccolte principesche, è parallelo a quanto stava accadendo nel campo dell'affresco monumentale, delle arti decorative e dell'architettura. Nascono così dipinti fastosi, spesso di grandi dimensioni, in cui l'intensa ricerca luministica e il naturalismo dei primi decenni lascia il posto a un'esplosiva ricchezza di colori ed una sovrabbondanza di oggetti: frutti, scintillanti cristallerie, meravigliosi tappeti orientali. Non infrequente è inoltre il caso della collaborazione nella stessa opera tra uno specialista di nature morte e un pittore di figura, specie nell'ambito di Pietro da Cortona e poi di Carlo Maratta. In questo filone due pittori nati a Roma: Mario Nuzzi (Mario dei Fiori) e Michelangelo Pace (Michelangelo di Campidoglio). A questi va affiancata la bottega degli Stanchi. Si diffonde la moda delle ghirlande di fiori. Svolgono un'intensa attività anche pittori di origine nordica, particolarmente versati nella riproduzione di frutti e oggetti inanimati: il fiammingo Abraham Brueghel, l'olandese Karel van Vogelaer, Werner Tamm. il tedesco Christian Berentz, celebre soprattutto per la presenza nei suoi dipinti di fragili e preziosi oggetti di cristallo. Il gusto per le fastose nature morte del barocco romano tramonta poco prima della metà del Seicento, alle soglie dell'Illuminismo.