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NATURA MORTA A ROMA
Con il trasferimento di Caravaggio a Roma nel 1592, il nascente genere della natura morta raggiunge la sua realizzazione. Nella sua giovinezza lombarda Caravaggio aveva assorbito le esperienze locali e leonardesche dello studio della natura e delle cose inanimate e gli studi dell'azione della luce su di esse. A Roma, questa tendenza si integra con la vitalità dell'antico, rilanciato anche nei valori di decorazione naturalistica da Raffaello e dalla sua scuola. Una precoce serie di capolavori a partire dall'ultimo decennio del Cinquecento, in cui la natura morta appare isolata oppure combinata con personaggi a mezza figura, costituisce il nucleo di riferimento per un crescente numero di artisti collegati in modo più o meno diretto al naturalismo caravaggesco, sostenuti da un prestigioso collezionismo aristocratico o avviati a un'attività di mercato: in alcuni casi, come quello del marchese Crescenzi, siamo di fronte a un mecenate che con la sua accademia del naturale avviò i giovani artisti alla natura morta. Nonostante l'importanza dei committenti e l'eccezionale livello raggiunto, resta tuttora molto complessa la ricostruzione critica delle attribuzioni, del catalogo o talvolta addirittura delle identità storiche dei pittori romani di nature morte influenzati da Caravaggio. Così, mentre prende lentamente corpo l'attività di Tommaso Salini (pittore che fu in diretto e contrastato contatto con Caravaggio), restano legate a nomi critici provvisori le figure dei principali protagonisti di questo periodo: il maestro di Hartford, il cosiddetto 'Pensionante del Saraceni' e il Maestro della natura morta Acquavella, oggi identificabile col grande caravaggesco Bartolomeo Cavarozzi. |
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